Castello (vico)
E’ la strada che
conduce all’originario ingresso del Castello "Stella-Caracciolo".
Il Maniero è
certo sia stato costruito, sia pure parzialmente, dai Domini Roberti, i quali avevano in possesso sin
dal 1467 il feudo di Palagianello.
La prima notizia
scritta, conosciuta, dell'esistenza del Castello è riportata in un documento conservato
nell'Archivio della Badia di Cava dei Tirreni, quando riporta che nel 1525
Vincenzo Domini Roberti controllava vasti territori "dal suo Castello di
Palascianello".([1])
Nel Cedolario di
Terra d'Otranto([2]) è riportato ancora che:
"In
anno 1568 - 12 d'agosto, li SS.ri Luocotenente et Presidente della Regia
Camera, vendirno et alienarno a Gio: Vinc.° Domini Roberti il Castello di
Palagianello in Otranto
con suo Castello seu fortezza, case seu Palazzo...".
Il Castello Stella-Caracciolo - Da una cartolina forse degli anni '30 |
Mentre il
cedolario consente di stabilire con assoluta certezza che già nel 1568 il
"Castello seu fortezza" era costruito, l'apprezzo,
redatto dal regio ingegnere Luise Nauclerio il 1° settembre 1676([3]),
consente di individuarne l'ubicazione.
Da quel
documento si rinviene la notizia che "in
testa della Piazza (l'attuale Piazza De Gasperi) vi è un Castello seu casa per
abitazione del barone".
Le
caratteristiche proprie del fortilizio, costruito cioè secondo i canoni
difensivi affermatisi durante il regno di Carlo V, si riscontrano nel Castello di Palagianello:
"Il complesso difensivo, che rappresenta
tipologicamente un termine di transizione tra il castello e la residenza
fortificata, fu costruito in mazzaro. . .Ha pianta quadrangolare e cortile
centrale di eguale forma. Ai quattro spigoli è munito di torrioni quadrangolari.
Un toro marcapiano, accompagnato da una sottile ornamentazione, lo cinge
tutt'intorno dividendo al livello del piano, la parte bassa appena scarpata
dalla superiore a pareti verticali. . Il castello, monumento nazionale dal
1924. . .è circondato da un profondo fossato traverso cui si accedeva tramite
un ponte levatoio.. ."([4])
Il battesimo di
quattro figli di Tiberio Domini Roberti, che evidentemente dimorava nel
"castello"([5]),
amministrati nella Chiesa Parrocchiale S.Pietro Apostolo tra il 1593 ed
il 1602, conferma l'esistenza, nella seconda metà del cinquecento, della
"fortezza" che nell'apprezzo del 1676 era così descritto:
".
. .consiste in una salita di fabrica a cordoni, principiando dalla Piazza della
Terra, e nell'ultimo si trova un largo che circonda il Palazzo che dalla parte
verso ponente e verso la gravina di Castellaneta (Palagianello) tiene l'entrata con ponte alzatoio, quale Palazzo
è di forma quadro, con gran torrioni angolati, ma non finiti ed anche il fosso
dalla parte della facciata tantum, do'è la porta entrando si trova un coverto a
lamia, ed appresso il Cortiglio scoverto con una cisterna grande, cavata dentro pietraviva, della quale se ne
servono anche li vassalli per loro commodità. A sinistra del detto cortile
scoverto vi è una camera a lamia con cancellata al detto scoverto, e finestrato
fuori. Appresso vi è un'altra stanza grande a lamia con porta, similmente al
Cortiglio, e da questa stanza si viene ad un'altra Camera a lamia dei Torrione,
dov'è la bocca di una Camera sotterranea di un quarto di miglio di lunghezza
circa, che và ad uscire dalla Gravina di Castellaneta (Palagianello).Appresso s'entra ad un'altra stanza con
porta accosto alla bocca della cisterna sudetta appresso alla detta si va ad
un'altra stanza del Torrione ad uso di cucina. In testa detto cortiglio
scoverto vi è un lamione per uso di cavallarizza capace di venti cavalli, dalla
quale si va una stanza del terzo Torrione, e seguendo appresso verso la scala
sotto di essa vi è commodità di Rimessa per la Carrozza, ed appresso la detta
scala a destra di d.to Cortiglio Coverto vi sono due stanze le Moline e
Centimolo, et nell'interno vi è l'altra stanza del quarto Torrione divisa per stalletta, e Carcere, et
ascendendo alla grada principale per due tese scoverte per causa a se non
finita, si viene sopra il lamione della Cavallerizza, quale avrà da essere
Sala, oggi scoverto si viene dentro il Torrione verso ponente, e passando più
avanti per scoverto si va in cinque stanze a Lamia coverte con tetti, quali
sono abitabili per essere finiti, e dette sono a sinistra del Cortiglio, vi
manca per finire dett'abitazione di fabbricarsi tre altre facciate a
torno".
Evidentemente lo
stato del castello, alla data dell’apprezzo, doveva corrispondere a quello
lasciato dai De Ribera, che furono feudatari dal 1633 al 1669, i quali ebbero
appena il tempo di far costruire, forse, la copertura dello scalone d’ingresso.
Difatti, l’unico
segno tangibile della presenza dei De Ribera è lo stemma di famiglia
incastonato nell'arco dello scalone[6].
Volta dello scalone d'ingresso che porta al primo piano del Castello - Stemma dei "de Ribera" |
Ancora uno
stemma è murato al centro della volta dello stesso scalone.
Dopo il 1678, i
Caracciolo continuarono i lavori di completamento che,
peraltro, non furono del tutto portati a termine dal momento che la torre posta
a Nord-Ovest è ancora incompiuta.
I documenti
attestano che al Castello si accedeva mediante un ponte
"alzatoio" il quale scavalcava il fossato, ancora oggi esistente,
lungo il lato Ovest del maniero.
In seguito, e
precisamente nel 1874, su progetto dell'Arch. Gabriele Califano([7])
l'originario ingresso fu trasformato per ricavarne una Cappella cui attualmente si accede mediante un ponte in
muratura a due archi e pavimentato in basolato calcareo, in sostituzione del
vecchio ponte levatoio.
Ponte in muratura costruito nel 1874 in sostituzione del ponte levatoio |
La Chiesetta,
nella quale si conserva una statua di pregevole fattura, di mano ignota, di
Cristo Morto, ha struttura rettangolare e si sviluppa ad una sola navata di 8
metri di lunghezza per 4,5 metri di larghezza.
L'unico altare,
in marmo policromo, è posto nell'abside semicircolare ricavata invadendo il
cortile interno del Castello.
All'interno,
sulla porta d'ingresso, all'altezza dell'ammezzato è stata ricavata una tribuna
alla quale si accede mediante una scala che scende dal primo piano.
La tribuna,
probabilmente, dava la possibilità alla servitù, visto che la scala sfocia
nella cucina, di assistere ai riti religiosi.
E' antica tradizione
che, da questa Chiesetta, il Venerdì Santo abbia inizio la processione dei Misteri.
Dopo la
modifica, nella facciata Sud del Castello fu ricavato l'ingresso sul quale è murato lo
stemma dei Caracciolo, meglio Rocco Stella-Caracciolo.
Era accaduto che
nel 1707 Marino Caracciolo, per non aver giurato fedeltà al
sovrano in esecuzione della Prammatica emessa da Giorgio Adamo Conte di Martinez quale Plenipotenziario, con poteri
di Viceré, di Carlo III d’Austria, aveva subito il sequestro del feudo di
Palagianello([8]).
Il matrimonio,
in seconde nozze, con Anna Copons di Barcellona, avvicinò Marino Caracciolo al Conte Rocco Stella (del quale la Copons era cognata)
per merito del quale ebbe il dissequestro del feudo, la nomina a generale di
cavalleria dell'esercito austriaco e l’eredità di una tenuta in Mòdling che fu
di proprietà del Conte Rocco Stella, comprendente il Castello di Wartenstein ed il villaggio Grimmenstein nella regione di
Bucklige Welt in Austria.([9])
Per dettato
testamentario nel Maggiorato, fondato nel 1720 nella signoria di Wartenstein, dovevano succedersi i
secondogeniti dei Caracciolo di Santeramo, con l’obbligo di anteporre al
proprio il nome di Rocco Stella.
Il primo
Caracciolo possessore di Wartenstein fu il marchese Pasquale, il quale lo
amministrò in nome del figlio minorenne.
Nel 1784 il
Maggiorato passò al secondo figlio Giovanni Battista Caracciolo al quale, nel 1806, succedette Franz Antonio
Caracciolo che ebbe in possesso Wartenstein fino al 1855 quando il figlio Carlo gli
subentrò.
L'ultimo dei
Caracciolo possessori di Wartenstein fu Franz Antonio che, nel 1870, lo vendé al
Principe del Liechtenstein([10]).
Durante il periodo dal 1943 al 1962 il Castello fu, prima occupato da un Comando di soldati
Polacchi del Gen. Anders e, successivamente, la parte
Est utilizzata per le prime fasi della lavorazione del tabacco.
Il Castello è stato abitato dal Conte Antonio ROCCO STELLA nato CARACCIOLO DI
SANTERAMO fino al 1950, anno della sua morte.
Dal 1979 il
Castello fa parte del patrimonio del Comune per averlo
acquistato.
Vito Vincenzo Di Turi
Il Castello Stella-Caracciolo - Foto degli anni '60 |
Vico Castello foto di epoca ignota come ignoto è l'autore- La foto sarà rimossa a semplice richiesta dell'ignoto autore |
Vico Castello - Foto degli anni '60 - (Per gentile concessione di Tommy Capriulo) |
[1] - P.D’ALENA- “Palagianello-Nuove ipotesi sulle origini del Castello- ne’ “Il Corriere del Giorno” – 14 gennaio 1982
[2] - A.S.N. – Cedolario di Terra d’Otranto dal
1639 al 1675 . Vol. 21.
[3] - A.S.L. –Scritture delle Università e Feudi
di Terra d’Otranto.
[4] - DE VITA – Castelli, Tossi, ecc. – Bari –
1974-pag.170.
[5] - "I feudatari con la loro famiglia,
abitavano nei "castelli", cioè in costruzioni fortificate situate in
luogo elevato per dominare tutte le terre circonvicine, circondate da un
fossato con ponte levatoio di accesso, munito di torri e torrioni con feritoie
e dalle quali si proiettavano frecce, pietre e acqua bollente sui nemici"-
A.P.TORRI-ne’ “Lo Stato Civile Italiano”,
1987, n. 7, pag. 412.
[7]
- La circostanza è ricordata da un'epigrafe posta sopra l’architrave:
D.O.M.
VIRGINI
A SEPTEM DOLORIBUS SALUTATAE
HAEDEM
HANC
RHEDARUM
USU VINDICATAM
ANTONIUS
COMES STELLA CARACCIOLO
QUO
FACILIORINCOLIS PATERET ADITITUS
PRECES
DEO VOTA QUE OBLATURIS
DICANDAM
CURAVIT
GABRIELE
CALIFANO ARCHITECTONICAE ARTIS MAGISTRO
VI
IDUS NOVBRIS ANN MDCCCLXXIV
[8] - VITO V. DI TURI-“Quaderni per la rilettura della storia di Palagianello”-N.1-Il Territorio di Palagianello nell’agro di Palagiano”-Tip.
Policarpo-Castellaneta- 1988- pag.6.
R .PALMISANO –“Palagianello-Le Origini – Il Feudo”- Stampasud – Mottola - s.d.
(1992).-pag. 172.
[9]
La famiglia Stella-Caracciolo possedé Wartenstein e Grimmestein dal 1720 al 1870. (NO Landesarchiv, Besitzerbogen UW 312 )
[10]
- Nel 1957, un industriale e filantropo svedese, il Dottor Axel L.
Wenner-Gren, acquistò il Castello dal principe di Liechtenstein e lo donò ad una
delle sue fondazioni scientifiche, la Wenner-Gren Foundation
For Anthropological Research of New York. (F.EHEIM - G.
WINNER - "Geschichte der Burg
Wartenstein”
- 1958-)
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