sabato 3 maggio 2014

Lungo le vie di Palagianello - Vico Castello



Castello (vico)
E’ la strada che conduce all’originario ingresso del Castello "Stella-Caracciolo".
Il Maniero è certo sia stato costruito, sia pure parzialmente, dai Domini Roberti, i quali avevano in possesso sin dal 1467 il feudo di Palagianello.
La prima notizia scritta, conosciuta, dell'esistenza del Castello è riportata in un documento conservato nell'Archivio della Badia di Cava dei Tirreni, quando riporta che nel 1525 Vincenzo Domini Roberti controllava vasti territori "dal suo Castello di Palascianello".([1])
Nel Cedolario di Terra d'Otranto([2]) è riportato ancora che:

 "In anno 1568 - 12 d'agosto, li SS.ri Luocotenente et Presidente della Regia Camera, vendirno et alienarno a Gio: Vinc.° Domini Roberti il Castello di Palagianello in Otranto con suo Castello seu fortezza, case seu Palazzo...".
Il Castello Stella-Caracciolo -  Da una cartolina forse degli anni '30
Mentre il cedolario consente di stabilire con assoluta certezza che già nel 1568 il "Castello seu fortezza" era costruito, l'apprezzo, redatto dal regio ingegnere Luise Nauclerio il 1° settembre 1676([3]), consente di individuarne l'ubicazione.
Da quel documento si rinviene la notizia che "in testa della Piazza (l'attuale Piazza De Gasperi) vi è un Castello seu casa per abitazione del barone".
Le caratteristiche proprie del fortilizio, costruito cioè secondo i canoni difensivi affermatisi durante il regno di Carlo V, si riscontrano nel Castello di Palagianello:

"Il complesso difensivo, che rappresenta tipologicamente un termine di transizione tra il castello e la residenza fortificata, fu costruito in mazzaro. . .Ha pianta quadrangolare e cortile centrale di eguale forma. Ai quattro spigoli è munito di torrioni quadrangolari. Un toro marcapiano, accompagnato da una sottile ornamentazione, lo cinge tutt'intorno dividendo al livello del piano, la parte bassa appena scarpata dalla superiore a pareti verticali. . Il castello, monumento nazionale dal 1924. . .è circondato da un profondo fossato traverso cui si accedeva tramite un ponte levatoio.. ."([4])

Il battesimo di quattro figli di Tiberio Domini Roberti, che evidentemente dimorava nel "castello"([5]), amministrati nella Chiesa Parrocchiale S.Pietro Apostolo tra il 1593 ed il 1602, conferma l'esistenza, nella seconda metà del cinquecento, della "fortezza" che nell'apprezzo del 1676 era così descritto:

 ". . .consiste in una salita di fabrica a cordoni, principiando dalla Piazza della Terra, e nell'ultimo si trova un largo che circonda il Palazzo che dalla parte verso ponente e verso la gravina di Castellaneta (Palagianello) tiene l'entrata con ponte alzatoio, quale Palazzo è di forma quadro, con gran torrioni angolati, ma non finiti ed anche il fosso dalla parte della facciata tantum, do'è la porta entrando si trova un coverto a lamia, ed appresso il Cortiglio scoverto con una cisterna grande, cavata dentro pietraviva, della quale se ne servono anche li vassalli per loro commodità. A sinistra del detto cortile scoverto vi è una camera a lamia con cancellata al detto scoverto, e finestrato fuori. Appresso vi è un'altra stanza grande a lamia con porta, similmente al Cortiglio, e da questa stanza si viene ad un'altra Camera a lamia dei Torrione, dov'è la bocca di una Camera sotterranea di un quarto di miglio di lunghezza circa, che và ad uscire dalla Gravina di Castellaneta (Palagianello).Appresso s'entra ad un'altra stanza con porta accosto alla bocca della cisterna sudetta appresso alla detta si va ad un'altra stanza del Torrione ad uso di cucina. In testa detto cortiglio scoverto vi è un lamione per uso di cavallarizza capace di venti cavalli, dalla quale si va una stanza del terzo Torrione, e seguendo appresso verso la scala sotto di essa vi è commodità di Rimessa per la Carrozza, ed appresso la detta scala a destra di d.to Cortiglio Coverto vi sono due stanze le Moline e Centimolo, et nell'interno vi è l'altra stanza del quarto Torrione divisa per stalletta, e Carcere, et ascendendo alla grada principale per due tese scoverte per causa a se non finita, si viene sopra il lamione della Cavallerizza, quale avrà da essere Sala, oggi scoverto si viene dentro il Torrione verso ponente, e passando più avanti per scoverto si va in cinque stanze a Lamia coverte con tetti, quali sono abitabili per essere finiti, e dette sono a sinistra del Cortiglio, vi manca per finire dett'abitazione di fabbricarsi tre altre facciate a torno".

Evidentemente lo stato del castello, alla data dell’apprezzo, doveva corrispondere a quello lasciato dai De Ribera, che furono feudatari dal 1633 al 1669, i quali ebbero appena il tempo di far costruire, forse, la copertura dello scalone d’ingresso.
Difatti, l’unico segno tangibile della presenza dei De Ribera è lo stemma di famiglia incastonato nell'arco dello scalone[6].
Volta dello scalone d'ingresso che porta al primo piano del Castello - Stemma dei "de Ribera"

Ancora uno stemma è murato al centro della volta dello stesso scalone. 
Dopo il 1678, i Caracciolo continuarono i lavori di completamento che, peraltro, non furono del tutto portati a termine dal momento che la torre posta a Nord-Ovest è ancora incompiuta.
I documenti attestano che al Castello si accedeva mediante un ponte "alzatoio" il quale scavalcava il fossato, ancora oggi esistente, lungo il lato Ovest del maniero. 
In seguito, e precisamente nel 1874, su progetto dell'Arch. Gabriele Califano([7]) l'originario ingresso fu trasformato per ricavarne una Cappella cui attualmente si accede mediante un ponte in muratura a due archi e pavimentato in basolato calcareo, in sostituzione del vecchio ponte levatoio.
Ponte in muratura costruito nel 1874 in sostituzione del ponte levatoio

La Chiesetta, nella quale si conserva una statua di pregevole fattura, di mano ignota, di Cristo Morto, ha struttura rettangolare e si sviluppa ad una sola navata di 8 metri di lunghezza per 4,5 metri di larghezza.
L'unico altare, in marmo policromo, è posto nell'abside semicircolare ricavata invadendo il cortile interno del Castello.
All'interno, sulla porta d'ingresso, all'altezza dell'ammezzato è stata ricavata una tribuna alla quale si accede mediante una scala che scende dal primo piano.
La tribuna, probabilmente, dava la possibilità alla servitù, visto che la scala sfocia nella cucina, di assistere ai riti religiosi.
E' antica tradizione che, da questa Chiesetta, il Venerdì Santo abbia inizio la processione dei Misteri. 
Dopo la modifica, nella facciata Sud del Castello fu ricavato l'ingresso sul quale è murato lo stemma dei Caracciolo, meglio Rocco Stella-Caracciolo.
 
Stemma degli Stella-Caracciolo
Era accaduto che nel 1707 Marino Caracciolo, per non aver giurato fedeltà al sovrano in esecuzione della Prammatica emessa da Giorgio Adamo Conte di Martinez quale Plenipotenziario, con poteri di Viceré, di Carlo III d’Austria, aveva subito il sequestro del feudo di Palagianello([8]).
Il matrimonio, in seconde nozze, con Anna Copons di Barcellona, avvicinò Marino Caracciolo al Conte Rocco Stella (del quale la Copons era cognata) per merito del quale ebbe il dissequestro del feudo, la nomina a generale di cavalleria dell'esercito austriaco e l’eredità di una tenuta in Mòdling che fu di proprietà del Conte Rocco Stella, comprendente il Castello di Wartenstein ed il villaggio Grimmenstein nella regione di Bucklige Welt in Austria.([9])
Per dettato testamentario nel Maggiorato, fondato nel 1720 nella signoria di Wartenstein, dovevano succedersi i secondogeniti dei Caracciolo di Santeramo, con l’obbligo di anteporre al proprio il nome di Rocco Stella.
Il primo Caracciolo possessore di Wartenstein fu il marchese Pasquale, il quale lo amministrò in nome del figlio minorenne.
Nel 1784 il Maggiorato passò al secondo figlio Giovanni Battista Caracciolo al quale, nel 1806, succedette Franz Antonio Caracciolo che ebbe in possesso Wartenstein fino al 1855 quando il figlio Carlo gli subentrò.
L'ultimo dei Caracciolo possessori di Wartenstein fu Franz Antonio che, nel 1870, lo vendé al Principe del Liechtenstein([10]).
Durante il periodo dal 1943 al 1962 il Castello fu, prima occupato da un Comando di soldati Polacchi del Gen. Anders e, successivamente, la parte Est utilizzata per le prime fasi della lavorazione del tabacco.
Il Castello è stato abitato dal Conte Antonio ROCCO STELLA nato CARACCIOLO DI SANTERAMO fino al 1950, anno della sua morte.
Dal 1979 il Castello fa parte del patrimonio del Comune per averlo acquistato.
Vito Vincenzo Di Turi 

Il Castello Stella-Caracciolo - Foto degli anni '60


Vico Castello foto di epoca ignota come ignoto è l'autore-
 La foto sarà rimossa a semplice richiesta dell'ignoto autore
Vico Castello - Foto degli anni '60 - (Per gentile concessione di Tommy Capriulo)



[1]  - P.D’ALENA- “Palagianello-Nuove ipotesi sulle origini del Castello- ne’ “Il Corriere del Giorno” – 14 gennaio 1982
[2]  - A.S.N. – Cedolario di Terra d’Otranto dal 1639 al 1675 . Vol. 21.
[3]  - A.S.L. –Scritture delle Università e Feudi di Terra d’Otranto.
[4]  - DE VITA – Castelli, Tossi, ecc. – Bari – 1974-pag.170.
[5]  - "I feudatari con la loro famiglia, abitavano nei "castelli", cioè in costruzioni fortificate situate in luogo elevato per dominare tutte le terre circonvicine, circondate da un fossato con ponte levatoio di accesso, munito di torri e torrioni con feritoie e dalle quali si proiettavano frecce, pietre e acqua bollente sui nemici"- A.P.TORRI-ne’ “Lo Stato Civile Italiano”, 1987, n. 7, pag. 412.

[6]  -Scudo ovale con cornice a cartoccio-D’Oro a tre fasce di verde.
[7] - La circostanza è ricordata da un'epigrafe posta sopra l’architrave:
D.O.M.
VIRGINI A SEPTEM DOLORIBUS SALUTATAE
HAEDEM HANC
RHEDARUM USU VINDICATAM
ANTONIUS COMES STELLA CARACCIOLO
QUO FACILIORINCOLIS PATERET ADITITUS
PRECES DEO VOTA QUE OBLATURIS
DICANDAM CURAVIT
GABRIELE CALIFANO ARCHITECTONICAE ARTIS MAGISTRO
VI IDUS NOVBRIS ANN MDCCCLXXIV


[8]  - VITO V. DI TURI-“Quaderni per la rilettura della storia di Palagianello”-N.1-Il Territorio di Palagianello nell’agro di Palagiano”-Tip. Policarpo-Castellaneta- 1988- pag.6.
R .PALMISANO –“Palagianello-Le Origini – Il Feudo”- Stampasud – Mottola -  s.d.  (1992).-pag.  172.
[9] La famiglia Stella-Caracciolo possedé Wartenstein e Grimmestein dal 1720 al 1870. (NO Landesarchiv, Besitzerbogen UW 312 )

[10] - Nel 1957, un industriale e filantropo svedese, il Dottor Axel L. Wenner-Gren, acquistò il Castello dal principe di Liechtenstein e lo donò ad una delle sue fondazioni scientifiche, la Wenner-Gren Foundation For Anthropological Research of New York. (F.EHEIM - G. WINNER - "Geschichte der Burg Wartenstein” - 1958-) 

sabato 26 aprile 2014

Lungo le Vie di Palagianello- Piazza De Gasperi




Piazza Alcide De Gasperi 
Questo spazio precedentemente era denominato "Piazza Centrale" ed ancora prima "Largo Chiesa".
Chi da Via Repubblica imbocca Piazza De Gasperi deve attraversare

"una porta grande con coverto, e lamia con camerino sopra per la guardia" e "appresso si trova un largo seu piazza al quanto pendente verso l'introito"
al centro della quale  "vi è la Chiesa Madre".

 
 La Chiesa Parrocchiale San Pietro Apostolo XVI secolo- foto del 1982
 Le due notizie, cioè quella della “porta grande” e “della Chiesa Madre”, sono state riprese, fra le tante, dall'apprezzo del Casale di Palagianello, fatto eseguire dal Regio Fisco nel 1676.
L’Arco della porta, come comunemente è chiamato, ha subito delle modifiche rispetto alla descrizione fatta nel 1676, infatti, il “camerino…per la guardia” è stato eliminato e sopra la “lamia” è stata eretta la torre dell’orologio.
Quando è stato modificato l’arco, ossia quando è stata eretta la torre non ci è dato saperlo.
Il confronto della parte spesa dei bilanci della “Magnifica Università di Paligianello”, ora Comune, del 1742 e del 1806, fa supporre che un orologio civico sia stato installato dopo il 1742 e prima del 1806, dal momento che la spesa per la manutenzione dell’orologio non compare nel bilancio di “introito ed Esito” del 1742([1]), mentre è presente in quello del 1806([2]) ove risulta la spesa per “il regolatore dell’orologio e l’olio per l’orologio”.
A quale orologio si riferisce la spesa iscritta nel bilancio del 1806, a quello della Torre Civica posta sopra “l’Arco della Porta” oppure a quello del campanile della chiesa?
  
 “Porta Grande con coverto” ossia l’Arco della Porta-
Sopra si può notare l’orologio del campanile - 
Ora, se consideriamo che la spesa è riportata fra quelle che il Comune sostiene

“per il predicatore quaresimale…la novena di Natale e Capodanno…per la festa della Madonna delle Grazie, ”

è lecito individuare l’orologio in quello del Campanile della Chiesa, peraltro ancora visibile in vecchie fotografie, riprese dall’Arco della Porta.
Ad avvalorare questa tesi v’è il fatto che la Chiesa è di proprietà comunale per antico possesso, com’è riportato nell’inventario dei Beni Immobili d’Uso Pubblico per Natura – Mod. A – del Comune di Palagianello, redatto in data 10 ottobre 1934 a firma del Segretario Comunale, Rag. Domenico Carucci, e del Podestà, Pasquale Masella([3]), sul presupposto giuridico che la stessa sin dalla sua erezione (2^ metà del ‘500), non essendo fornita di alcuna prebenda o beneficio, godeva e gode della particolare condizione di Chiesa Parrocchiale di Patronato Comunale.
Ne consegue, quindi, che la Torre dell’orologio, la cui costruzione ha modificato “l’Arco della Porta”, possa essere stata eretta, con molta probabilità, nella seconda metà del secolo XIX.
La circostanza che la Torre è stata costruita con la stessa tipologia edilizia di quella eretta nel 1886 sulla Casa Comunale di Palagiano (all’epoca Palagianello era frazione di quel Comune), avvalora l’assunto che anche quella di Palagianello sia stata costruita in epoca molto vicina, se non proprio contemporaneamente.
L’apprezzo riporta anche che:

"In quanto allo spirituale vi è in mezzo di essa Terra la detta Chiesa Madre, intitolata a S. Pietro; consiste in una piccola Nave a lamia, con due Cappelle laterali; quella a sinistra vi stà il SS.mo con custodia di legno dorata, gradini ed ornamenti convenienti. A destra vi è l'altra Cappella; In testa detta Chiesa vi è l'Altare con suoi paramenti, quadro di nostra Sig.ra del Rosario, con diversi altri quadri intorno: Vi è la parte per l'acqua benedetta, e fonte battesimale; Vi è la Sagrestia; il tutto a lamia; Vi è un campanile con due Campane, di peso ognuna un cantaro ([4]) in circa, ed avanti la porta di detta Chiesa vi è un astrico scoverto con termine attorno. . .".

Una cartolina degli anni '40 del secolo scorso
 Dopo tre secoli per descrivere la Chiesa nulla è da aggiungere a quanto riportato in quel documento, dal momento che durante questo lasso di tempo nulla, o quasi, è intervenuto per mutarne le caratteristiche, anche se i lavori di restauro eseguiti negli anni cinquanta portarono alla demolizione della Cantoria, poi ricostruita nel 1981.
La Chiesa fino agli anni trenta era munita di un òrgano a canne, forse del settecento, i cui mantici, stando a quanto riferiscono gli anziani, erano azionati a mano da giovani volenterosi.
L'esigenza di ampliare la Chiesa, che nel cinquecento poteva soddisfare le necessità religiose di circa 350 abitanti – i quali la frequentavano non solo per motivi di culto, ma anche per le riunioni amministrative, elezione del Sindaco, ecc([5]). - fu avvertita sin dagli inizi del secolo XIX, per adeguarla all'accresciuto numero dei fedeli.
E' del 21 novembre 1824 la deliberazione decurionale di Palagiano che nell'approvare il progetto, mai realizzato, di una nuova chiesa in Palagianello, ne fissava la spesa in 4.000 ducati([6]).
Devono trascorre cento anni per un nuovo progetto, questa volta di ampliamento dell'antica Chiesa Madre; progetto che, se posto in esecuzione, avrebbe ampliato la Chiesa affiancando a quella esistente altre due navate. Avrebbe avuto uno sviluppo a croce latina e una navata traversa di altezza pari a quella centrale, il cui incrocio doveva essere coperto con cupola sferica nell'interno ed ottagonale all'esterno.

.

 Anonimo -“Progetto sommario d’ampliamento della Parrocchia di Palagianello” –
Senza data-Forse 1924

Altro progetto, non posto in esecuzione come i precedenti, fu redatto nel 1942 dall'Ing. Padre Agostino Lanzoni, monaco Benedettino, 
Il progetto prevedeva l'abbattimento e ricostruzione della vecchia Chiesa di San Pietro, angusta, scarsamente illuminata, i cui muri presentavano estese macchie di umidità e che si manifestava, oltre che indecorosa, insufficiente ad accogliere i fedeli. 

 
Progetto dell'Ing. Padre Lanzoni - facciata e Interno della chiesa
 (si ringrazia il sig. Pietro Caragnano per la gentile concessione)


Oggi la Chiesa Parrocchiale di San Pietro Apostolo, costruita in conci di tufo locale, dallo stile sobrio e semplice, dalla facciata lineare e luminosa, senza ornamenti, con le due campane ed il campanile, forse di epoca successiva all’originaria costruzione, si presenta ancora come descritta negli antichi documenti.
Da alcune fotografie degli anni trenta si rileva, sulla facciata del campanile, la presenza di un orologio, mentre alcuni anziani ricordano una meridiana, le cui ore erano segnate su mattonelle di maiolica giallo-blu.
L’orologio e la meridiana sono stati rimossi in epoca ignota. 
Piace chiudere queste brevi note sulla Chiesa Madre riportando la notizia che all’interno si può ammirare una copia del dipinto raffigurante S.Pietro Apostolo, eseguito da un allievo della scuola di Raffaello, il cui originale si trova nella pinacoteca vaticana.

Ad eseguire la copia fu, nel 1943, Onofrio Martinelli, pugliese di Mola di Bari ove era nato il 13 gennaio 1900, raffinato pittore che, per “chiara fama”, ottenne una cattedra presso l’Istituto d’Arte, poi titolare della Cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze ove morì’ il 13 marzo 1966.
Dicembre 2017
Vito Vincenzo Di Turi  

La Chiesa Parrocchiale San Pietro Apostolo - foto del giorno 8 luglio 1989


Copyright © by V. Vincenzo Di Turi-1999

La riproduzione è interdetta se non sia citata la fonte



[1] -  V. V. DI TURI-R. PALMISANO-“Palagianello: Note storiche e documenti”-Tip. Policarpo-Castellaneta, 1985,pag. 108 (riporta copia del bilancio).
[2]  - A.S.L.-Conclusioni decurionali Palagiano-Palagianello-Deliberazione del 5 luglio 1807.
[3]  - A.C.P.lo-Inventario dei beni immobili-anno 1934- n. 9 dell’elenco.
[4] - Cantaro o Cantaio misura di  peso equivalente a Kg. 89,0997

[5] -A.S. Taranto- Atto notar Alfonso Palermo di Castellaneta-Dal verbale di presa di possesso del feudo di Palagianello del 19 aprile 1678 - ". . .et proprie in Maiori Ecclesia ipsius, ubi Universitas ipsius pro negotijs publicis perangendis congregari solet. . ."

[6] - A.S.L. –Conclusioni Decurionali- Palagiano-Palagianello-Delibera decurionale  n.23 del 21 novembre 1824.