domenica 18 settembre 2011

PALAGIANELLO FRAZIONE DI PALAGIANO? - PERICOLO SCAMPATO


PALAGIANELLO ANCORA FRAZIONE DI PALAGIANO? 
PERICOLO SCAMPATO



A distanza di 102 anni Palagianello, per la seconda volta, sia pure virtualmente, è ritornata ad essere frazione di Palagiano!
La prima aggregazione avvenne, per motivi demografici, in applicazione della legge 8 dicembre 1806, n. 272 e terminò con l‘emanazione della legge 6 giugno 1907, n. 318.
La seconda, sia pure virtualmente, doveva avere inizio a fare tempo dal 16 dicembre 2009, in esecuzione della legge 18 febbraio 2009, n. 9 che tratta della “semplificazione amministrativa”.
Lo spunto a queste brevi note è stato fornito dal titolo riportato da molti giornali nazionali, che riportavano il passaggio del Canal Grande dal Comune di Venezia in proprietà allo Stato, in attuazione della legge n. 9/2009 di conversione del D.L. 22.12.2008, n.200, recante “misure urgenti in materia di semplificazione normativa”.
Curiosamente, la legge che trasferisce allo Stato il Canal Grande veneziano, aveva abrogato, fra le tante, anche la legge 6 giugno 1907, n. 318, la quale 102 anni prima aveva ridato autonomia amministrativa al Comune di Palagianello, distaccandolo da Palagiano.
Con la cancellazione della legge n. 318/1907 Palagianello, dal 16 dicembre 2009, sarebbe stato retrocesso, nuovamente, a “frazione” di Palagiano, con la “benedizione” del ministro leghista Calderoli ispiratore della c.d. legge “ammazza norme”.
Sennonché la previsione legislativa, fortemente lesiva all’autonomia, è stata bloccata pochi giorni prima dell’entrata in vigore quando, con D. Lgs del 1° dicembre 2009, n. 179 dal titolo “Disposizioni legislative statali anteriori al 1° gennaio 1970, di cui si ritiene indispensabile la permanenza in vigore, a norma dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246”, l’originaria Legge n.9/2009 è stata emendata.
Per questa volta è andata bene ai “palagianellesi” giacché sarebbe stato molto difficile trovare un altro Davide Lenge che, emigrando dalla natia Ginosa, si fece promotore agli inizi del XX secolo dell’idea autonomistica che portò all’emanazione della legge n. 318/1907 che, con il distacco da Palagiano, restituì al Comune di Palagianello quella dignità ed autonomia amministrativa che aveva avuto fino agli inizi del XIX secolo quale Universitas.
Fino al qualche anno addietro le leggi di ’interpretazione autentica” oppure di “riviviscenza” delle abolite difficilmente venivano emanate, dato che le leggi “porcate” sono di emanazione relativamente recente.
Desta quantomeno stupore il fatto che si perviene, in diretta televisiva, ad accendere i falò con Leggi, Decreti Reali e Presidenziali senza misurarne la portata pratica.
Pericolo scampato.
08 febbraio 2011
Vito Vincenzo Di Turi
Istruttore Demaniale



PALAGIANELLO - "Quattro pozzi" già Piazza S. Allende, prima via Forno, ancora prima via degli Orti

"Quattro pozzi" già Piazza S. Allende, prima via Forno, ancora prima via degli Orti

Lettera aperta al Sindaco di Palagianello
Egr. Sig. Sindaco,
Qualche anno fa ebbi a scrivere che “dopo i lavori di sistemazione della Piazza S. Allende, eseguiti su progetto dell'Ufficio Tecnico comunale, la cisterna, che in epoca lontana costò alla "Magnifica Università di Paligianello" la somma di 600 ducati, dal 1987 non è più visibile poiché, "architettonicamente", è stata cancellata sia dal suolo sia dalla memoria dei cittadini i quali, per secoli, prima ed anche dopo l'avvento dell'Acquedotto Pugliese, se ne sono serviti per le necessità domestiche ed altro”.
Ho letto, sul Corriere del Giorno, i due articoli che si riferivano ai “Quattro Pozzi”, 100mila euro per restituirla ai più giovani.
Il titolo è piaciuto. Tuttavia, forse, avrebbe avuto un maggiore effetto se “ai più giovani” fosse strato aggiunto “nel ricordo dei vecchi”.
Perché ricordare i vecchi.
Mi spiego. Se domandiano dove nasce l’acqua? 
  • un bambino di oggi risponderà nelle bottiglie; 
  • un trentenne farà riferimento ai rubinetti; 
  • un quarantenne ricorderà la fontana; 
  • un anziano, invece, avrebbe fatto riferimento al pozzo.
La cisterna comunale, impropriamente chiamata quattro pozzi (vulgo puzz’a quatt), poiché si trattava di un solo pozzo con quattro “boccali”, costò 600 ducati, vale a dire circa 11.212,00 euro, alla Magnifica Università Paliggianello, come allora erano chiamati i Comuni.
La notizia l’abbiamo ricavata dalla Sentenza della Commissione Feudale del 20 giugno 1810 n. 143, depositata nella Sezione Amministrativa dell’Archivio di Stato di Napoli.
I giovanotti che, come me, hanno superato “la….antina” e si avvicinano a quella con l’otto, ricordano ancora, quando, bambini, vedevano i loro genitori attingere acqua e ricordano ancora i segni lasciati dalle funi, per via dello sfregamento, sulla pietra posta sulla “bocca” del pozzo.
Ora, per non rendere inutile la spesa di 600 ducati (undicimiladuecentoeuro) sopportata dai nostri antenati circa 400 anni fa, sarebbe opportuno, in occasione degli imminenti lavori, ripristinare i quattro “boccali” e, poscia, stante la vicinanza della scuola elementare “Settembrini”, invitare gli educatori ad insegnare agli scolari, sul luogo prendendo lo spunto proprio dal pozzo, il metodo antico di approvvigionamento idrico, la cui conoscenza, forse, porterebbe tutti a non sprecare acqua.
Non solo, ma il ripristino dell’antica cisterna restituirebbe alla nostra cittadina quel segno di antichità che, oggi, in nome della modernità, si vuole cancellare ad ogni costo.
Altri Comuni viciniori, invece, non hanno dimenticato!
L’occhio si bea alla vista della grande cisterna con i “Boccali” ripristinati che, ben in vista, si offrono al cittadino poco prima dell’ingresso del Convento di San Francesco in quel di Castellaneta.
A Palagianello, invece, no! Si vuole cancellare tutto. Anche i ricordi.
Sig. Sindaco. Signori progettisti.
Non è una vergogna avere un pozzo ripristinato. Anzi.
Per i nostri antenati era, oltre che un vanto, un modo di avere l’acqua senza molta fatica, visto che per le necessità domestiche quotidiane, ed allora anche per gli animali, altri pozzi erano ubicati uno nelle vicinanze del Vecchio Macello e l’altro, cancellato dalla faccia della terra, fra le attuali Vie Cavour e Masella.
Lo scritto richiamato in apertura di questa nota, si chiudeva con l’auspicio “che l'Amministrazione Municipale conferisca nuovamente incarico all'Ufficio Tecnico comunale, perché con un nuovo progetto recuperi i boccali e le cisterne stesse, forse, ora utilizzate per altri scopi”.
Quell’auspicio, sig. Sindaco, non si è concretizzato.
Continuo ad avere fiducia. Chissà.
Con molti saluti.
Vito Vincenzo Di Turi

domenica 11 settembre 2011

PALAGIANELLO: SPIGOLATURE RISORGIMENTALI


PALAGIANELLO: SPIGOLATURE RISORGIMENTALI
Il prossimo 17 marzo ricorreranno 156 anni dell’Unità d’Italia.
L’evento che - per Decreto e col mal di pancia di individui “nordisti” che si dicono “padani” (non ho capito cosa hanno da protestare) –fu, per la ricorrenza dei150 anni, solennemente festeggiato in tutta Italia, non può non ricordare che Palagianello, all’epoca Comune unito a Palagiano (aggregato nel 1806 per motivi demografici), nel suo piccolo, ha vissuto i grandi avvenimenti che portarono all'unità d'Italia, contribuendo a scrivere, con piccoli avvenimenti, la storia, quella grande.
Le ricerche intorno ai movimenti politici del 1848 annotano dimostrazioni e comizi in Palagianello con la partecipazione particolarmente di due patrioti:
·         il Dottor Saverio Fanelli,
·         il Dottor Giuseppe Tateo.
Il Dott. Saverio Fanelli, originario di Massafra, aveva funzioni di "medico condottato",  come lo era stato il padre, aveva residenza in Palagianello sin dal 1822, quando il padre Giovanni fu nominato “medico condottato”.
Numerosi sono i documenti che attestano la sua residenza in Palagianello.
Dall'Archivio della Parrocchia San Pietro Apostolo-Registro delle Cresime- leggiamo che “il giorno 25 febbraio 1824, Saverio Fanelli delli coniugi Sig. D. Giovanni Fanelli e D. Caterina Salamanca di Massafra di anni 2 circa fu tenuto nella Cresima da D. Giuseppe Semeraro di Mottola”.
Dalle carte che si riferiscono al sorteggio del 27 ottobre 1824 per l'assegnazione delle quote demaniali, depositate presso l'Archivio di Stato di Lecce, si rileva che Saverio Fanelli di Giovanni, quale residente, fu assegnatario della quota n. 281 del demanio Petrosa.
Nel 1857 risiedeva ancora in Palagianello, tant'è che la sua abitazione, il giorno 19 giugno, fu visitata dalla Gendarmeria Reale di Terra d'Otranto. In quell’occasione furono sequestrati, fra le altre cose, “….un lungo manifesto di Mazzini al popolo napoletano, un organico settario contenente 24 articoli per costituire in Pugno gli associati”, circolari ed altri documenti, oltre a “…3 pugnali, 16 palle di un’oncia cariche di polvere”. Il verbale di perquisizione fu recapitato al Regio Giudice di Ginosa per mezzo del Caporale Cufari e del Gendarme Pacifico “a fine di perquisire e di arrestare un tale Perrone di Laterza, socio del mensionato Fanelli in affari politici”.
Alla perquisizione seguì l’arresto di Saverio Fanelli per “associazione illecita organizzata con promessa e vincolo di segreto costituenti setta per lo stesso colpevole fine di cospirare contro il Governo, avvenute in Palagianello e Massafra”. Con la stessa motivazione fu arrestato anche Padre Fedele di Laterza (cappuccino “stanziante” in Massafra) e Nicola Perrone il quale, nello status di detenuto, il 20 giugno 1857 fu interrogato dall’Intendente della Provincia di Terra d’Otranto, Carlo Sozi-Carafa barone di S. Nicola.
Dall’Organico sequestrato in casa Fanelli risulta che la Provincia era divisa in sei Dipartimenti: “Lecce, Ostuni, Gallipoli, Maglie, Taranto e Palagianello sono capoluoghi de’ rispettivi Dipartimenti che ne prendono il nome”
Nel 1860, il Fanelli con il grado di Tenente agli ordini del Generale Giacomo Medici che era a capo della seconda spedizione dei Volontari, con Nicola Perrone di Laterza, raggiunse le truppe Garibaldine in Sicilia dopo lo sbarco dei "Mille".
Il Comune di Massafra ha voluto onorare questo suo figlio per nascita, con denominargli una strada.
Sarebbe cosa meritoria e giusta che anche il Comune di Palagianello onorasse degnamente questo suo figlio acquisito in tenera età, coll’assegnare il suo nome ad una via, giacché tutta la sua attività patriottica l'ha svolta in Palagianello insieme al Dott. Tateo, al quale peraltro sin dagli inizi del sec. XX è stata dedicata una strada.
Giuseppe Tateo, medico originario di Putignano (BA), aveva seguito la famiglia la quale, in Palagianello, conduceva in fitto la Masseria Parco di Stalla, all’epoca di proprietà dei Caracciolo di Santeramo.
Il Tateo, fervente patriota, elesse la masseria a luogo di cospirazione. Infatti, in Parco di Stalla aveva sede la sezione di cospiratori denominata "La Volpe" con giurisdizione su Castellaneta e Laterza.
Patrioti come Saverio Fanelli di Palagianello, e don Giacinto Infantini sacerdote di Montemurro (Provincia di Potenza), tra il 1848 ed il 1857, erano assidui frequentatori della masseria, peraltro, visitata spesso anche dal laertino Nicola Perrone.
Gli incontri tra il Perrone ed il Tateo sono confermati da Arcangelo Di Taranto, anch’egli laertino, il quale, interrogato il 7 dicembre 1857 ebbe a dichiarare, fra l’altro, “. . . .condussi il detto D. Nicola Perrone da qui (Laterza) alla Masseria Parco di Stalla – tenimento di Palagianello – tenuta in fitto dalla famiglia Tateo. . . . .”
Per uno scritto antigovernativo attribuitogli, fatto pervenire ai giudici il 18 luglio 1857, oltre all’attività tesa a sovvertire il governo borbonico, il Tateo fu condannato, in contumacia, insieme al Fanelli ed all’Infantini, ad “anni venti di ferri” per cospirazione progettata, ma non conchiusa, né accettata”.
Colpito da una taglia di 5.000 piastre per la sua instancabile opera svolta durante i moti liberali il dottor Tateo, per sfuggire alla persecuzione dei Borboni, fu fatto imbarcare da Brindisi chiuso in una botte andò in Grecia, secondo altri si imbarcò a Mola per Trieste, percorse la Francia ed Inghilterra facendo dappertutto buona ed efficace propaganda per la causa italiana.
Morto Ferdinando II, sperava di ritornare finalmente alla sua terra e di riabbracciare la madre, Maria Caterina Riccardi, ma la morte, il 24 giugno 1859, lo colse in Francia, esule per amor di Patria. Fu sepolto nel cimitero "Cimella" presso Nizza.
Caduta la dinastia borbonica con il debole Francesco II e dopo il Plebiscito del 1860 per l'Unità d'Italia, altri avvenimenti colpirono la nostra cittadina con lo scatenarsi del fenomeno del brigantaggio che, a nostro parere, altro non era, almeno per la nostra cittadina, se non movimento di insorgenti del quale il nostro compaesano Pasquale Trisolini faceva parte. Ma, questa, è altra storia.
Marzo 2011
Vito Vincenzo Di Turi


Circolare sequestata al Dott. Fanelli

Interrogatoriodi Nicola Perrone di Laterza